Il cammino dell'unità a sinistra è difficile, specialmente a livello locale, dove gli interessi particolaristici dei quattro partiti spesso si manifestano con più virulenza che sul piano nazionale; dove un processo di rinnovamento non solo dei contenuti ma delle forme della politica si scontra immediatamente con gli istinti conservativi degli eletti nei municipi, nei comuni, nelle province, i quali rispondono quasi sempre solo agli interessi dei loro pochi elettori; dove il silenzio dei mezzi di informazione di massa è il complice più importante della trasformazione della politica in affare privato, tanto quanto lo è la sovraesposizione televisiva dei leader nazionali; dove l'ignoranza della classe dirigente è un dato di fatto talmente evidente da non poter essere neanche più censurabile; dove le dispute urbanistiche diventano questioni di vita e di morte, manco si parlasse dell'aborto, della eutanasia, della guerra in Iraq; dove, dove, dove, dove...
Io non credo che il 19° Municipio di Roma faccia eccezione..io non vedo per la verità in Italia molte eccezioni: qui come altrove si può fare qualcosa..però io spero di fare sempre di più e magari anche qualcos'altro.
Oggi vi presento il documento concordato da SD, Verdi, Comunisti Italiani, Rifondazione Comunista sul riuso dell'ex istituto manicomiale Santa Maria della Pietà e presentato alle realtà associative e territoriali in un iniziativa pubblica il 25 gennaio 2008
Giovanni Perrino

Proposte per il riutilizzo del Santa Maria della Pietà
Parlare di Santa Maria della Pietà vuol dire, prima di tutto, parlare dell’ex “manicomio” di Roma e del suo superamento, frutto di una stagione di riforme di affermazione di diritti e civiltà che non può essere messa in discussione. Vuol dire parlare della restituzione alla cultura della città di un luogo che ha significato la sofferenza e la segregazione.
Il complesso del Santa Maria della Pietà indicato nel Nuovo Piano Regolatore come centralità urbana rappresenta, poi, l’unica centralità completamente pubblica di tutto il territorio cittadino ed è l’unica centralità che non prevede cubature, cioè in cui il valore urbano è dato dal riuso della struttura preesistente, fatto inedito nell’urbanistica romana.
Ma è da ben prima che la mobilitazione di una parte consistente della società civile, affiancando l’attenzione, talvolta contraddittoria, delle istituzioni e del mondo politico, culturale e scientifico ha posto con forza la questione del riuso del Santa Maria della Pietà promuovendo da almeno dodici anni un duro dibattito e delle iniziative il cui carattere è stato partecipativo, non violento, conflittuale.
Secondo noi la destinazione a fini culturali, formativi, sociali del Santa Maria della Pietà è un passo fondamentale per garantirne un uso che tenga conto del suo significato storico; che si opponga ad ogni riproposizione, anche solo simbolica, delle logiche manicomiali e che tenga conto (sia sul piano materiale che su quello culturale) delle istanze dei soggetti che hanno subito ma anche trasformato la realtà manicomiale, a partire dai pazienti, dai familiari, dagli operatori.
Data l’importanza della questione del complesso e la realizzazione di un tavolo partecipato, così recitava il programma municipale dell’Unione “Orgogliosi di Esseri Romani”: “Questo tavolo deve vedere coinvolte le istituzioni pubbliche interessate, quali il Comune e il XIX Municipio, la Provincia, la Regione, le forze politiche, oltre all’Università e alle principali associazioni, con particolare attenzione a quelle che operano nel campo della salute mentale, che si sono impegnate sul tema, e a quelle che hanno già presentato progetti e percorsi di riutilizzo. Le forze politiche dell’Unione del XIX Municipio ritengono essenziale il coinvolgimento delle realtà sociali locali che hanno investito impegno ed energie nell’elaborazione di progetti, nella promozione di iniziative e nella vera e propria resistenza ai processi disgreganti e devastanti portati avanti dalla giunta Storace”.
E ancora “attorno a questo tavolo, nel rispetto delle differenti identità, istanze ed autonomie di tutti i soggetti interessati, le realtà sociali, culturali e politiche operanti nel territorio dovranno avere piena legittimità nel concorrere a definire le soluzioni più opportune” .
Riteniamo che, al contrario di quanto dichiarato, vi sia stata un’impostazione dirigista, a tratti arrogante, che non ha creato un vero tavolo partecipato e trasparente ma che ha offuscato una visione unitaria, necessaria per realizzare la così detta centralità urbana, elemento cardine della riqualificazione del nostro quadrante e dell’intera città. Inoltre il tavolo partecipato, dopo la sottoscrizione del Protocollo (ASL, Comune, Regione, Municipio, Università) è stato reso un’operazione di “cosmesi partecipativa” visto che lo stesso Protocollo definiva l’utilizzo di ciascuno dei padiglioni e veniva utilizzato immediatamente in termini operativi (vedi localizzazione del centro per malati in coma prolungato al Padiglione 12) suscitando irritazione e delusione in gran parte dei cittadini del municipio.
Sempre nel programma veniva scritto : “è da escludere un’utilizzazione di tipo prevalentemente sanitario. Ciò non significa che, nell’ambito della discussione partecipata, non si possa decidere di mantenere alcuni servizi utili al territorio. Tuttavia la componente sanitaria del progetto di riuso deve essere assolutamente marginale. Le strutture psichiatriche, comunque devono essere spostate dal Santa Maria della Pietà, così come quelle destinate alla malattia cronica o alla sanità residenziale”.
Il Protocollo che destina più della metà degli edifici del comprensorio Santa Maria della Pietà a strutture sanitarie anche psichiatriche e residenziali, ci vede totalmente contrari e in opposizione con questa decisione.
Riteniamo che vada fortemente ridimensionata la presenza della ASL nel comprensorio, con uno sforzo comune dei vari soggetti istituzionali. Sforzo finalizzato all’individuazione di spazi esterni al Santa Maria della Pietà per ospitare i servizi della ASL, ovviamente, senza alcuna penalizzazione degli utenti, anzi, realizzando un maggiore decentramento di servizi dell’area di competenza della ASL in zone del municipio oggi servite in modo inadeguato. Va a questo proposito ricordato che la presenza della ASL non è un dato originario, negli ultimi anni vi è stato un orientamento alla sanitarizzazione del comprensorio da parte della regione guidata dalla destra di Storace, ed allora fortemente criticata dal Centrosinistra all’opposizione. La collocazione del Santa Maria della Pietà, inoltre, molto prossima al San Filippo Neri non rappresenta nessun valore aggiunto per servizi che possono e debbono essere potenziati presso quest’ultima azienda ospedaliera.
E soprattutto, i servizi di salute mentale, devono, coerentemente alla legge Basaglia, vedere un incremento delle risorse disponibili ed un decentramento nel territorio.
Per decidere il futuro del Comprensorio, senza mortificare le ragioni di quanti si sono battuti per la sua salvaguardia dagli appetiti speculativi, e noi siamo stati in prima fila, e senza svuotare di significato parole come partecipazione, è necessaria oggi una moratoria che riporti il Protocollo ad una dimensione indicativa e non vincolante da porre a base del processo partecipativo.
Nessun atto di alienazione di padiglioni o di trasferimento di funzioni nelle stesse è sostenibile se si vuole dare una concretezza ai processi partecipativi. Occorre ricordare che la credibilità di questi è stata già fortemente minata dalla mancata discussione della Delibera di iniziativa popolare che i soggetti che avrebbero poi dato vita all’esperienza dell’associazione Ex-lavanderia insieme ad un nutrito cartello di forze sociali e politiche hanno presentato con 9.000 sottoscrizioni e che in spregio allo Statuto del Comune di Roma non è stata mai messa in discussione.
Pensiamo inoltre che una futura vendita o affitto, da parte della Regione Lazio di alcuni padiglioni, debba essere in linea con il progetto del Santa Maria della Pietà. Se dovessero finire nelle mani di attività imprenditoriali per nulla compatibili con il comprensorio, il danno sarebbe molto grave. Per evitare che questa situazione si verifichi, vogliamo maggior chiarezza e l’assicurazione che ciò non avvenga.
La nostra proposta rinnova una tesi non nuova e condivisa a suo tempo anche da quanti hanno oggi primarie responsabilità di governo nel territorio è quella di destinare i padiglioni suddividendoli secondo i seguenti indirizzi:
spazi, pari a non meno di un terzo del comprensorio, dedicati alla cultura ed alla socialità di valenza cittadina per la libera espressione artistica e recuperando le proposte del Coordinamento Città Ideale e delle realtà che hanno proseguito la battaglia in quel solco: la creazione del Museo dell’Agro romano, l’assegnazione del pad.31 all’Associazione “Ex-lavanderia” su cui vi è tra gli altri anche un impegno del Consiglio Comunale con la mozione approvata il 7 febbraio 2005, la creazione di una Casa delle associazioni del territorio e la Casa del Municipio per la partecipazione, l’assegnazione del pad.41 alla Falegnameria che da anni vi opera e che rappresenta un’esperienza di recupero ed integrazione sociale riuscita, la realizzazione in 3 o 4 padiglioni di Ostelli per il turismo giovanile e sociale, già realizzati con i fondi del Giubileo e distrutti dalla Giunta Storace (tra le proteste e le prese di posizione indignate del Centrosinistra di Comune e Regione), il potenziamento del Museo della Mente già ospitato in un padiglione e del Centro studi sul disagio mentale;
gli otto padiglioni all’Università che devono determinare ricadute culturali e sociali positive per il territorio, in pratica, un modello opposto a quello che ha caratterizzato il rapporto tra “La Sapienza” e il III Municipio;
la definizione dell’allocazione del Municipio XIX, (quest’ultimo è attualmente collocato all’interno su tre padiglioni 29-30-32 con la previsione di assegnazione in affitto di un quarto padiglione, il 41, insufficiente a completarne lo spostamento). Anche in questo caso recuperiamo proposte già elaborate nel recente passato e rilanciamo l’idea di collocare la sede del Municipio nel pad. 26 con l’abbattimento, dal significativo valore simbolico, del muro ai lati delle attuali entrate e la creazione di una piazza pedonalizzata davanti al Municipio, alle spalle del quale si aprirebbe il parco.
Il Parco andrà comunque preservato nella sua unitarietà impedendo spartizioni tra diversi soggetti. La cura dell’area dovrà essere lasciata alla tutela del servizio giardini del Comune e si dovrà provvedere, senza ulteriori indugi, alla pedonalizzazione dell’intero complesso così da permettere l’istituzione della navetta che renda a tutti gli effetti ancora più vivibile il parco del Santa Maria della Pietà, una vera e propria risorsa ambientale per tutto il quartiere. In tal senso è da garantire, nell’immediato, la sistemazione funzionale definitiva dell’area di parcheggio adiacente a Via Vinci, con l’utilizzo dello stanziamento effettuato dalla Provincia.
Infine va messa immediatamente a tema, contestualmente al progetto di destinazione del Santa Maria della Pietà l’utilizzazione delle aree esterne al Comprensorio sulle quali vi è stata un’importante battaglia contro l’edificazione in sede di realizzazione del Nuovo Piano Regolatore, e vi è stata la conferma della volontà di non consentire edificazioni anche nel Protocollo d’intesa. Ciò deve avvenire attraverso la promozione del Parco agro-economico di Casal del Marmo.
Pensiamo inoltre che il complesso possa essere uno dei luoghi di accesso a Roma Wireless, così da dimostrare come ecologia e sviluppo possano coesistere in una cornice come quella del parco del S.Maria della Pietà.
Questi sono i progetti che la Sinistra del Municipio XIX ritiene i migliori ed i più praticabili per il futuro del S.Maria della Pietà e per i cittadini che ne potranno fruire, per questi progetti ci batteremo e su questi rilanceremo la nostra iniziativa politica.










2 commenti:
Ottimo documento e complimenti a chi l'ha letto
bravi.....finalmente qualcuno che RI-porti a Monte Mario un po' di sinistra. Per la Festa dell'Unità fate qualcosa di "quartiere"?
Monte Mario Rosso!
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