LE RECENSIONI DI BIBI: THE TRUMAN SHOW

11 gennaio 2008 19:26


di Peter Weir

"Siamo veramente stanchi di vedere attori che ci danno false emozioni, esauriti da spettacoli pirotecnici a effetti speciali. Anche se il mondo in cui si muove è in effetti per certi versi fittizio, simulato, non troverete nulla in Truman che non sia veritiero, non c'è copione, non esistono copie, non sarà sempre Shakespeare ma è autentico, è la sua vita..."



Truman, inconsapevole protagonista di uno show in onda 24ore su 24, vive in un mondo manipolato da una grande emittente televisiva. Un uomo comune, egli è costretto a rappresentare uno spiraglio di genuinità all'interno della Tv, tanto da divenire icona pressocchè sacrale e modello da imitare per tutti i telespettatori. Brillante rappresentazione del mondo dello spettacolo è anche una cruda analisi della contemporaneità. La maniera di vivere del giovane e tutto ciò che lui è divenuto con il passare degli anni è frutto di un freddo calcolo del regista e non dipende dalla sua volontà; la venerazione per Truman, dovuta all'indentificazione della gente in lui, è una strumentalizzazione della vita umana volta al raggiungimento di interessi puramente economici. Inoltre il grande affetto che la gente sembra mostrare nei confronti di quest'uomo cela in realtà dietro di se un egoismo intrinseco che conduce la stessa gente, falsamente ingenua, a non pensare alla prigione in cui in realtà si svolge la vita di Truman, ormai chiusa in una monotonia scossa solo da eventi progettati in base alle esigenze del telespettatore.

Insomma Truman è intrappolato in una "non-vita".

Il film denuncia, in maniera originale e intelligente, il troppo materialismo che alle soglie del nuovo secolo fa da padrone ad un mondo ormai corrotto: si farebbe di tutto, anche violentare moralmente la vita di qualcun'altro deturpandone addirittura l'aspetto affettivo (finzione della morte del padre, allontanamento dall'unica donna mai amata...), pur di trarne un vantaggio, per la maggior parte dei casi, di tipo economico.

A contribuire al peggioramento di questa realtà è proprio il mezzo televisivo, o più in generale i mass media, che corrompono le anime provocando una crisi dei valori.

Chiave di volta di tutto il film è la scena finale in cui, su uno sfondo che pare etereo, Truman finalmente trova la via d'uscita; è in questo momento che per la prima volta il regista si fa sentire dal protagonista del suo show facendo leva sulle sue paure e insicurezze per spingerlo a non scegliere la libertà. Mentre da una parte questo atteggiamento mostra una grande meschinità, dall'altra parte il regista lascia aperto uno spiraglio di speranza: la gente capisce che il meglio per Truman è la libertà.

Film ben fatto dal punto di vista della regia con un Jim Carrey magistrale.

Roberta Falcone

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