Proposte per il riutilizzo dell'ex manicomio Santa Maria della Pietà

26 gennaio 2008 18:54

Il cammino dell'unità a sinistra è difficile, specialmente a livello locale, dove gli interessi particolaristici dei quattro partiti spesso si manifestano con più virulenza che sul piano nazionale; dove un processo di rinnovamento non solo dei contenuti ma delle forme della politica si scontra immediatamente con gli istinti conservativi degli eletti nei municipi, nei comuni, nelle province, i quali rispondono quasi sempre solo agli interessi dei loro pochi elettori; dove il silenzio dei mezzi di informazione di massa è il complice più importante della trasformazione della politica in affare privato, tanto quanto lo è la sovraesposizione televisiva dei leader nazionali; dove l'ignoranza della classe dirigente è un dato di fatto talmente evidente da non poter essere neanche più censurabile; dove le dispute urbanistiche diventano questioni di vita e di morte, manco si parlasse dell'aborto, della eutanasia, della guerra in Iraq; dove, dove, dove, dove...

Io non credo che il 19° Municipio di Roma faccia eccezione..io non vedo per la verità in Italia molte eccezioni: qui come altrove si può fare qualcosa..però io spero di fare sempre di più e magari anche qualcos'altro.

Oggi vi presento il documento concordato da SD, Verdi, Comunisti Italiani, Rifondazione Comunista sul riuso dell'ex istituto manicomiale Santa Maria della Pietà e presentato alle realtà associative e territoriali in un iniziativa pubblica il 25 gennaio 2008


Giovanni Perrino



Proposte per il riutilizzo del Santa Maria della Pietà

Parlare di Santa Maria della Pietà vuol dire, prima di tutto, parlare dell’ex “manicomio” di Roma e del suo superamento, frutto di una stagione di riforme di affermazione di diritti e civiltà che non può essere messa in discussione. Vuol dire parlare della restituzione alla cultura della città di un luogo che ha significato la sofferenza e la segregazione.

Il complesso del Santa Maria della Pietà indicato nel Nuovo Piano Regolatore come centralità urbana rappresenta, poi, l’unica centralità completamente pubblica di tutto il territorio cittadino ed è l’unica centralità che non prevede cubature, cioè in cui il valore urbano è dato dal riuso della struttura preesistente, fatto inedito nell’urbanistica romana.

Ma è da ben prima che la mobilitazione di una parte consistente della società civile, affiancando l’attenzione, talvolta contraddittoria, delle istituzioni e del mondo politico, culturale e scientifico ha posto con forza la questione del riuso del Santa Maria della Pietà promuovendo da almeno dodici anni un duro dibattito e delle iniziative il cui carattere è stato partecipativo, non violento, conflittuale.

Secondo noi la destinazione a fini culturali, formativi, sociali del Santa Maria della Pietà è un passo fondamentale per garantirne un uso che tenga conto del suo significato storico; che si opponga ad ogni riproposizione, anche solo simbolica, delle logiche manicomiali e che tenga conto (sia sul piano materiale che su quello culturale) delle istanze dei soggetti che hanno subito ma anche trasformato la realtà manicomiale, a partire dai pazienti, dai familiari, dagli operatori.

Data l’importanza della questione del complesso e la realizzazione di un tavolo partecipato, così recitava il programma municipale dell’Unione “Orgogliosi di Esseri Romani”: “Questo tavolo deve vedere coinvolte le istituzioni pubbliche interessate, quali il Comune e il XIX Municipio, la Provincia, la Regione, le forze politiche, oltre all’Università e alle principali associazioni, con particolare attenzione a quelle che operano nel campo della salute mentale, che si sono impegnate sul tema, e a quelle che hanno già presentato progetti e percorsi di riutilizzo. Le forze politiche dell’Unione del XIX Municipio ritengono essenziale il coinvolgimento delle realtà sociali locali che hanno investito impegno ed energie nell’elaborazione di progetti, nella promozione di iniziative e nella vera e propria resistenza ai processi disgreganti e devastanti portati avanti dalla giunta Storace”.

E ancora “attorno a questo tavolo, nel rispetto delle differenti identità, istanze ed autonomie di tutti i soggetti interessati, le realtà sociali, culturali e politiche operanti nel territorio dovranno avere piena legittimità nel concorrere a definire le soluzioni più opportune” .

Riteniamo che, al contrario di quanto dichiarato, vi sia stata un’impostazione dirigista, a tratti arrogante, che non ha creato un vero tavolo partecipato e trasparente ma che ha offuscato una visione unitaria, necessaria per realizzare la così detta centralità urbana, elemento cardine della riqualificazione del nostro quadrante e dell’intera città. Inoltre il tavolo partecipato, dopo la sottoscrizione del Protocollo (ASL, Comune, Regione, Municipio, Università) è stato reso un’operazione di “cosmesi partecipativa” visto che lo stesso Protocollo definiva l’utilizzo di ciascuno dei padiglioni e veniva utilizzato immediatamente in termini operativi (vedi localizzazione del centro per malati in coma prolungato al Padiglione 12) suscitando irritazione e delusione in gran parte dei cittadini del municipio.

Sempre nel programma veniva scritto : “è da escludere un’utilizzazione di tipo prevalentemente sanitario. Ciò non significa che, nell’ambito della discussione partecipata, non si possa decidere di man­tenere alcuni servizi utili al territorio. Tuttavia la componente sanitaria del progetto di riuso deve essere assoluta­mente marginale. Le strutture psichiatriche, comunque devono essere spostate dal Santa Maria della Pietà, così come quelle destinate alla malattia cronica o alla sanità residenziale.

Il Protocollo che destina più della metà degli edifici del comprensorio Santa Maria della Pietà a strutture sanitarie anche psichiatriche e residenziali, ci vede totalmente contrari e in opposizione con questa decisione.

Riteniamo che vada fortemente ridimensionata la presenza della ASL nel comprensorio, con uno sforzo comune dei vari soggetti istituzionali. Sforzo finalizzato all’individuazione di spazi esterni al Santa Maria della Pietà per ospitare i servizi della ASL, ovviamente, senza alcuna penalizzazione degli utenti, anzi, realizzando un maggiore decentramento di servizi dell’area di competenza della ASL in zone del municipio oggi servite in modo inadeguato. Va a questo proposito ricordato che la presenza della ASL non è un dato originario, negli ultimi anni vi è stato un orientamento alla sanitarizzazione del comprensorio da parte della regione guidata dalla destra di Storace, ed allora fortemente criticata dal Centrosinistra all’opposizione. La collocazione del Santa Maria della Pietà, inoltre, molto prossima al San Filippo Neri non rappresenta nessun valore aggiunto per servizi che possono e debbono essere potenziati presso quest’ultima azienda ospedaliera.

E soprattutto, i servizi di salute mentale, devono, coerentemente alla legge Basaglia, vedere un incremento delle risorse disponibili ed un decentramento nel territorio.

Per decidere il futuro del Comprensorio, senza mortificare le ragioni di quanti si sono battuti per la sua salvaguardia dagli appetiti speculativi, e noi siamo stati in prima fila, e senza svuotare di significato parole come partecipazione, è necessaria oggi una moratoria che riporti il Protocollo ad una dimensione indicativa e non vincolante da porre a base del processo partecipativo.

Nessun atto di alienazione di padiglioni o di trasferimento di funzioni nelle stesse è sostenibile se si vuole dare una concretezza ai processi partecipativi. Occorre ricordare che la credibilità di questi è stata già fortemente minata dalla mancata discussione della Delibera di iniziativa popolare che i soggetti che avrebbero poi dato vita all’esperienza dell’associazione Ex-lavanderia insieme ad un nutrito cartello di forze sociali e politiche hanno presentato con 9.000 sottoscrizioni e che in spregio allo Statuto del Comune di Roma non è stata mai messa in discussione.

Pensiamo inoltre che una futura vendita o affitto, da parte della Regione Lazio di alcuni padiglioni, debba essere in linea con il progetto del Santa Maria della Pietà. Se dovessero finire nelle mani di attività imprenditoriali per nulla compatibili con il comprensorio, il danno sarebbe molto grave. Per evitare che questa situazione si verifichi, vogliamo maggior chiarezza e l’assicurazione che ciò non avvenga.

La nostra proposta rinnova una tesi non nuova e condivisa a suo tempo anche da quanti hanno oggi primarie responsabilità di governo nel territorio è quella di destinare i padiglioni suddividendoli secondo i seguenti indirizzi:

  • spazi, pari a non meno di un terzo del comprensorio, dedicati alla cultura ed alla socialità di valenza cittadina per la libera espressione artistica e recuperando le proposte del Coordinamento Città Ideale e delle realtà che hanno proseguito la battaglia in quel solco: la creazione del Museo dell’Agro romano, l’assegnazione del pad.31 all’Associazione “Ex-lavanderia” su cui vi è tra gli altri anche un impegno del Consiglio Comunale con la mozione approvata il 7 febbraio 2005, la creazione di una Casa delle associazioni del territorio e la Casa del Municipio per la partecipazione, l’assegnazione del pad.41 alla Falegnameria che da anni vi opera e che rappresenta un’esperienza di recupero ed integrazione sociale riuscita, la realizzazione in 3 o 4 padiglioni di Ostelli per il turismo giovanile e sociale, già realizzati con i fondi del Giubileo e distrutti dalla Giunta Storace (tra le proteste e le prese di posizione indignate del Centrosinistra di Comune e Regione), il potenziamento del Museo della Mente già ospitato in un padiglione e del Centro studi sul disagio mentale;

  • gli otto padiglioni all’Università che devono determinare ricadute culturali e sociali positive per il territorio, in pratica, un modello opposto a quello che ha caratterizzato il rapporto tra “La Sapienza” e il III Municipio;

  • la definizione dell’allocazione del Municipio XIX, (quest’ultimo è attualmente collocato all’interno su tre padiglioni 29-30-32 con la previsione di assegnazione in affitto di un quarto padiglione, il 41, insufficiente a completarne lo spostamento). Anche in questo caso recuperiamo proposte già elaborate nel recente passato e rilanciamo l’idea di collocare la sede del Municipio nel pad. 26 con l’abbattimento, dal significativo valore simbolico, del muro ai lati delle attuali entrate e la creazione di una piazza pedonalizzata davanti al Municipio, alle spalle del quale si aprirebbe il parco.

Il Parco andrà comunque preservato nella sua unitarietà impedendo spartizioni tra diversi soggetti. La cura dell’area dovrà essere lasciata alla tutela del servizio giardini del Comune e si dovrà provvedere, senza ulteriori indugi, alla pedonalizzazione dell’intero complesso così da permettere l’istituzione della navetta che renda a tutti gli effetti ancora più vivibile il parco del Santa Maria della Pietà, una vera e propria risorsa ambientale per tutto il quartiere. In tal senso è da garantire, nell’immediato, la sistemazione funzionale definitiva dell’area di parcheggio adiacente a Via Vinci, con l’utilizzo dello stanziamento effettuato dalla Provincia.

Infine va messa immediatamente a tema, contestualmente al progetto di destinazione del Santa Maria della Pietà l’utilizzazione delle aree esterne al Comprensorio sulle quali vi è stata un’importante battaglia contro l’edificazione in sede di realizzazione del Nuovo Piano Regolatore, e vi è stata la conferma della volontà di non consentire edificazioni anche nel Protocollo d’intesa. Ciò deve avvenire attraverso la promozione del Parco agro-economico di Casal del Marmo.

Pensiamo inoltre che il complesso possa essere uno dei luoghi di accesso a Roma Wireless, così da dimostrare come ecologia e sviluppo possano coesistere in una cornice come quella del parco del S.Maria della Pietà.

Questi sono i progetti che la Sinistra del Municipio XIX ritiene i migliori ed i più praticabili per il futuro del S.Maria della Pietà e per i cittadini che ne potranno fruire, per questi progetti ci batteremo e su questi rilanceremo la nostra iniziativa politica.

Solidarietà ai docenti della Sapienza a difesa della laicità del sapere

20 gennaio 2008 16:05




Dopo l'aggressione mediatica nei confronti degli scienziati e degli studenti che hanno inteso manifestare il loro giusto dissenso rispetto alla sciagurata decisione, presa dal rettore della Sapienza Guarini per avvantaggiare i propri meschini interessi personali, di fare della
inaugurazione dell'anno accademico uno dei tanti luoghi di omelia papale; e dopo le stupefacenti dichiarazioni del ministro Mussi (nonchè responsabile politico di Sinistra Democratica) che prendono di mira il bersaglio sbagliato, così mettendo a repentaglio la stessa consistenza politica della ricerca dell'unità della sinistra, sottoscrivo e invito a sottoscrivere l'appello che pubblico qui sotto.

Giovanni Perrino (coordinatore SD Monte Mario)

A: Presidente della Repubblica Italiana Napolitano, Rettore della Sapienza Guarini

Esprimiamo la nostra piena solidarietà e la nostra gratitudine ai docenti firmatari dell'appello affinché la partecipazione di Papa Benedetto XVI all'inaugurazione dell'anno accademico venisse annullata.

Apprezziamo la sensibilità del Papa per aver declinato l'invito; non altrettanto si puo` dire del Rettore Renato Guarini, che si è mostrato inadatto al ruolo che ricopre, incapace di tutelare la laicità dell'Università e il dialogo universale. Inadempiente alle sue responsabilità di garante, ha posto i firmatari del suddetto appello nella scomoda posizione di dover supplire ai compiti di garanzia che gli sarebbero stati propri e determinato una spiacevolissima situazione.

Siamo inoltre stupiti ed amareggiati per la superficialità con cui esponenti politici e istituzionali di primo piano, tra cui dispiace in particolar modo dover annoverare il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Ministro dell'Università Fabio Mussi, si sono uniti al linciaggio morale cui i firmatari dell'appello sono stati e sono tuttora sottoposti.

Infine, ci dichiariamo esterrefatti dalla devastante superficialità ed incompetenza di gran parte della stampa, che si è lanciata alla ricerca dello scoop nel migliore dei casi, o della strumentalizzazione politica nel piu` frequente. In particolare, è stato completamente stravolto il significato dell'appello, non certo inteso a tacitare una voce e a impedire il dialogo e il confronto, ma a tutelare il profondo significato storico e morale dell'inaugurazione dell'anno accademico, la piu` solenne cerimonia accademica, nella quale l'università celebra la libertà del sapere universale, idealmente libera da qualunque condizionamento e patronato.

per sottoscrivere vai qui

Vuoto pneumatico...a proposito di carenze ideologiche

17 gennaio 2008 16:02


A fronte della più che ghiotta occasione di manifestare la propria superiorità ideologica, forte della capacità di rovesciare socraticamente i termini della questione grazie anche ad una più che manifesta connivenza mediatica (Chiesa tollerante e aperta al dialogo, laici oscurantisti), certo (purtroppo) di ottenere la reverenza di quasi tutto il mondo politico-istituzionale italico, il papa ha, ancora una volta, fatto Politica, dettando l’agenda del dibattito pubblico, come negli ultimi tempi accade di continuo sotto gli occhi distratti (?) di chi guida il paese. Tutta la vicenda, depurata dal relativismo di stampo destroide (bastava guardare il TG 2 di ieri sera), evidenzia chiaramente lo stato comatoso in cui versa il principio della laicità nel nostro paese.

Ciò che più mi sconcerta, personalmente, non è tanto la volontà ecclesiale di interferire nelle questioni dello Stato ( volontà che non esito a definire ontologica: chi conosce la storia sa che potere e religione hanno incrociato le proprie ragnatele in più di una occasione), quanto il silenzio assordante di cui è stato capace (oltre ogni più rosea previsione vaticana, immagino) il nascituro soggetto unitario a sinistra (fatte salve alcune sparute eccezioni, tra cui M. Smeriglio). Non parlo di silenzio in modo improprio: tutti abbiamo potuto ascoltare le sorprendenti affermazioni di Mussi e di Giordano, evidentemente pionieri blateranti di un laicismo senza coraggio; mi riferisco soprattutto al mutismo delle idee, all’incapacità di difendere e argomentare, di fronte al Potere, una delle istanze per la quale si è mobilitata parte del mondo scientifico: l’imprescindibile e assoluta indipendenza della cultura accademica da qualsivoglia ingerenza confessionale.

In questo fosco quadro, l’attacco indiscriminato di cui sono stati fatti oggetto i coraggiosi docenti e gli studenti de La Sapienza risulta tanto più incomprensibile perché non tiene conto di un principio fondante delle democrazie del mondo e che malauguratamente la stampa e la politica italiana hanno tralasciato: la libertà di manifestare pacificamente per difendere le proprie idee, soprattutto in considerazione del fatto che il dissenso non violento autorganizzato ad oggi è l’unico strumento democratico nelle mani e nelle teste di chi non dispone delle risorse economiche, mediatiche e di rappresentanza politica del potere.

VERGOGNA! VERGOGNA! VERGOGNA!

PS: Nessuno ovviamente ha avuto l’onestà di ricordare che il Dalai Lama non è stato ricevuto dal Papa, da Napolitano e da Prodi….

PPS: Nessuno, ovviamente, ha ricordato che il Magnifico Rettore de “La Sapienza” è oggetto di un’indagine per abuso d’ufficio...

Antonia Falcone


La Sinistra che fa la cultura

15:43

Nel tempo in cui il dibattito politico, raccontato, interpretato e sviluppato dai mezzi di informazione di massa, si avvita intorno all'agenda del Palazzo dimostrando una mancanza di autonomia che al fondo significa incapacità di legame sociale, vuoto culturale e meschina autoreferenzailità, a Savona tre dei quattro partiti di quella sinistra che a livello nazionale richiama una esigenza di unità e rinnovamento, spesso contemporaneamente tradita sul piano locale e dell'azione concreta, mettono su l'organizzazione di una "Scuola della politica".

Rifondazione Comunista, Sinistra Democratica, Comunisti italiani, insieme non solo e non tanto per rimarcare la necessità di presentarsi insieme alle elezioni, pena il rischio della scomparsa dalla scena istituzionale, ma per fare cultura, per interpretare con un'inevitabile sforzo comune l'attualità dei problemi, e per inserire le possibili soluzioni in un quadro di lungo periodo non sottoposto alla tanto in voga dittatura mediatica dell'Emergenza.
A me sembra una notizia bomba, da prima pagina, roba da far tornare un po' di ottimismo nella coscienza stanca dei delusi sostenitori de "la Sinistra-l'Arcobaleno".

Ecco il percorso formativo: 12 lezioni, tenute in gran parte da docenti universitari, ogni lunedì dall' 8 gennaio al 14 aprile prossimo, che verteranno sugli argomenti di attualità seguendo il motto "se ne parla quotidianamente, ma sappiamo veramente di cosa si parla?". Prima lezione: "Tangentopoli, Berlusconi e il berlusconismo", congiuntamente tenuta nella Sala Rossa del Comune dal docente di filosofia del diritto presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Trieste Mauro Barberis e dal direttore di "Liberazione" Piero Sansonetti.
Però, mi direte, Savona non è Roma, e le proposte di una città così lontana dalla Capitale non hanno ricadute immediate sulle dinamiche politiche della Capitale. Bene...anzi, male! Dobbiamo allora fare la stessa cosa anche a Roma.
Io, che nella capitale vivo e faccio politica, di base, tra le fila della Sinistra Democratica, sto accarezzando appunto l'idea di avanzare la stessa proposta al prossimo appuntamento importante del Movimento romano, fissato come Conferenza di Organizzazione alla fine di Febbraio. Per almeno tre ragioni:

1) Perchè se la Sinistra non riparte dalla possibilità di costruire un linguaggio comune e diverso rispetto a quello imposto dal Pensiero Unico, dalla necessità naturale voluta dal luogo comune che questo sia il migliore dei mondi possibili, che il capitalismo sia l'economia, che la violenza sia la normalità dei rapporti umani, che la guerra sia l'inevitabile conseguenza del conflitto, ecc. ecc., non ci sarà mai realmente un processo di unità e di rinnovamento della Sinistra.

2) Perchè la cultura è la possibilità di ripensare profondamente questo stato di cose e di proporre il cambiamento.

3) Perchè un'iniziativa del genere costringerebbe ad interloquire, nella forma della rappresentazione ideale, con quella famosa sinistra diffusa e plurale che dovrebbe rappresentarsi nel nuovo soggetto unico.

Che ne dite?
Per intanto, da parte mia, tanti complimenti alla sinistra di Savona.

Giovanni Perrino - pubblicato da aprileonline

LE RECENSIONI DI BIBI: THE TRUMAN SHOW

11 gennaio 2008 19:26


di Peter Weir

"Siamo veramente stanchi di vedere attori che ci danno false emozioni, esauriti da spettacoli pirotecnici a effetti speciali. Anche se il mondo in cui si muove è in effetti per certi versi fittizio, simulato, non troverete nulla in Truman che non sia veritiero, non c'è copione, non esistono copie, non sarà sempre Shakespeare ma è autentico, è la sua vita..."



Truman, inconsapevole protagonista di uno show in onda 24ore su 24, vive in un mondo manipolato da una grande emittente televisiva. Un uomo comune, egli è costretto a rappresentare uno spiraglio di genuinità all'interno della Tv, tanto da divenire icona pressocchè sacrale e modello da imitare per tutti i telespettatori. Brillante rappresentazione del mondo dello spettacolo è anche una cruda analisi della contemporaneità. La maniera di vivere del giovane e tutto ciò che lui è divenuto con il passare degli anni è frutto di un freddo calcolo del regista e non dipende dalla sua volontà; la venerazione per Truman, dovuta all'indentificazione della gente in lui, è una strumentalizzazione della vita umana volta al raggiungimento di interessi puramente economici. Inoltre il grande affetto che la gente sembra mostrare nei confronti di quest'uomo cela in realtà dietro di se un egoismo intrinseco che conduce la stessa gente, falsamente ingenua, a non pensare alla prigione in cui in realtà si svolge la vita di Truman, ormai chiusa in una monotonia scossa solo da eventi progettati in base alle esigenze del telespettatore.

Insomma Truman è intrappolato in una "non-vita".

Il film denuncia, in maniera originale e intelligente, il troppo materialismo che alle soglie del nuovo secolo fa da padrone ad un mondo ormai corrotto: si farebbe di tutto, anche violentare moralmente la vita di qualcun'altro deturpandone addirittura l'aspetto affettivo (finzione della morte del padre, allontanamento dall'unica donna mai amata...), pur di trarne un vantaggio, per la maggior parte dei casi, di tipo economico.

A contribuire al peggioramento di questa realtà è proprio il mezzo televisivo, o più in generale i mass media, che corrompono le anime provocando una crisi dei valori.

Chiave di volta di tutto il film è la scena finale in cui, su uno sfondo che pare etereo, Truman finalmente trova la via d'uscita; è in questo momento che per la prima volta il regista si fa sentire dal protagonista del suo show facendo leva sulle sue paure e insicurezze per spingerlo a non scegliere la libertà. Mentre da una parte questo atteggiamento mostra una grande meschinità, dall'altra parte il regista lascia aperto uno spiraglio di speranza: la gente capisce che il meglio per Truman è la libertà.

Film ben fatto dal punto di vista della regia con un Jim Carrey magistrale.

Roberta Falcone

Dubbi passeggeri

5 gennaio 2008 20:08

Forse è colpa del Natale, del tradizionale raccoglimento familiare coatto e delle inevitabili indigestioni, se mi è venuto l’improvviso dubbio che la Sinistra-l’Arcobaleno sia realmente, o possa esserlo nell’immediato futuro, la risposta migliore alla crisi della sinistra, alla decadenza della democrazia occidentale, alle nuove dinamiche antipolitiche della classe dirigente italiana e (per non sentirci soli) europea.

Per uno come me, formato nel bene e nel male (siccome il panettone mi è andato di traverso dico più nel male che nel bene) nelle stanze dei partiti e, prima, delle associazioni impegnate socialmente, nel crogiuolo della lotta quotidiana dove l’azione domina l’intelletto per sottometterlo all’immediatezza del bisogno, è difficile fare espressamente riferimento alla categoria del dubbio, alla validità dello stesso per rinnovare i pensieri e le culture, per capire gli errori e talvolta gli orrori della storia collettiva e di quella personale. A volte, penso, il dubbio può essere una scusa per l’immobilità comoda dei pensatori di mestiere, e può diventare il tratto più evidente di una filosofia del fallimento e della condanna del cambiamento, così assumendo il valore di “sistema”. Però per me che non lo teorizzo né lo pratico per istintiva riluttanza (preferisco infatti essere tacciato di dogmatismo operaio più che di intellettualismo borghese, dato che di borghese non ho né la nascita né l’assimilazione a posteriori) il dubbio è uno stato di trance necessario, incomprimibile, molesto anche e soprattutto concreto, concreto fino all’estremo limite di una vita che rifiuta l’adagio del surrealismo d’accatto imposto con la televisione commerciale…e con la politica che ne consegue.
Non si tratta dunque di ripetere la semplice e esatta riflessione sulla globalizzazione capitalista che genera nuove servitù, e oppressioni e guerre, con un dissimulato tecnicismo che annulla la possibilità di esistere politicamente come identità contrapposte di sinistra e di destra; non si può cioè accontentarsi del bisogno materiale di reagire mettendo insieme ciò che è contro questo stato di cose; mi sembra di andare oltre, nella consapevolezza di una ricreazione della cultura della sinistra.
Mi sembra che non possiamo illuderci vicendevolmente con lo spettacolo dialettico che ruota attorno al concetto di essere partiti con il passo sbagliato: i modi, i tempi, i risultati, le sfide aperte, le crisi ideologiche e tutto ciò che ha vissuto nei giorni dell’8 e del 9 dicembre 2007 non è che una piccola parte del nostro problema e non è, neanche un po’, la soluzione.
L’idea di mettere insieme la sinistra che c’è, così com’è, con i matrimoni di convenienza e di opportunità, è sbagliata, radicalmente sbagliata.
…Andando a fare i regali, sono entrato in una piccola libreria di una cittadina del sud, appena aperta. Aveva la sala per i dibattiti: 3 sedie e un’atmosfera raccolta, come quella del Natale, come quella che dispone ad una nuova nascita. E nella fabbrica del Nord che sta per chiudere ci sono ormai pochi operai, alcuni dei quali muoiono bruciati, senza estintori, senza partito, senza sindacato. Eccole le immagini della sinistra, della mia sinistra...che contrastano con la realizzazione de La Sinistra- Arcobaleno. Ma forse è solo un dubbio, che sta sparendo con il panettone all’inizio del solito anno nuovo.

Giovanni Perrino

LE RECENSIONI DI BIBI

4 gennaio 2008 20:31




in questo spazio Roberta Falcone (Bibi) recensirà i film vecchi e nuovi che via via conoscerà per la prima volta dal suo punto di vista di giovanissima appassionata di cinema

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